Feeds:
Posts
Comments

Ruggero Po

Conduttori e Conduzioni

 

Giovanna Canzano intervista RUGGERO PO

26 giugno 2011
 
CANZANO 1- Essere alla conduzione di un programma che ha tra i suoi conduttori il giornalista Gianni Bisiach, e che ha rappresentato il primo tentativo (riuscito) di effettuare un contatto diretto con gli ascoltatori…
PO – Con il grandissimo rispetto e la grandissima ammirazione che devo a Gianni Bisiach, un grande del giornalismo radiotelevisivo italiano, va detto, a onor del vero, che una decina di anni prima della nascita di Radio Anch’Io il telefono venne aperto, per la prima volta, da “Chiamate Roma 3131” programma anch’esso storico e vissuto per moltissimi anni. Io mi sento come il tedoforo che porta la fiamma olimpica per un certo percorso cercando di tenerla ben viva. Raccolsi la fiaccola un anno e mezzo fa, all’inizio del 2010, da Giorgio Zanchini e sono pronto a cederla al mio successore quando sarà il momento.
 
CANZANO 2- …e, condurre il programma dal martedì al venerdì con ospiti e ascoltatori e dare la parola a tutti e, non uscire fuori tema…
PO – E’ il mio lavoro.
CANZANO 3- L’imparzialità della notizia a volte non viene rispettata, in modo particolare dai conduttori televisivi, per i programmi giornalistici radiofonici invece?
PO – L’imparzialità assoluta non può esistere. Un fatto accade e qualcuno lo racconta attraverso la propria sensibilità. Personalmente, da cronista che raccoglie le notizie e le rielabora, cerco sempre di avere un quadro completo, dando voce a tutti i protagonisti e non nascondendo nulla di ciò che vengo a sapere. E’ vero, c’è una forma di giornalismo militante che riferisce solo le informazioni che portano acqua a una tesi precostituita. Non mi appartiene.
CANZANO 4– Alcuni giornalisti cercano di ‘dirottare’ le trasmissioni giornalistiche secondo le loro idee politiche cercando in questo modo di ‘imporre’ idee e pensieri al pubblico che li segue, senza dare spazio alla vera discussione e scambio di idee. E’ giusto utilizzare le trasmissioni giornalistiche come una scuola di politica?
PO – No. Almeno per me. E’ la negazione del nostro mestiere. E lo dico su una testata carattrizzata politicamente.
 
CANZANO 5– In televisione, alcuni programmi come Ballarò e Anno Zero, danno la parola ai colleghi ‘comici’ come Crozza o ‘cantanti’ come Celentano, conduzioni di programmi con due conduttori, diciamo, non ‘alla pari’, crede che questa  ‘modo’ di condurre un programma giornalistico può invadere anche la radio?
PO – Apprezzo ogni forma di arte, dal teatro comico alla canzone e ogni forma di contaminazione. Preferisco sempre, però, che ognuno continui a fare la sua parte: io non canterò e non farò il comico. Loro, per favore, non si inventino giornalisti.
 
Ruggero Po nato a Carpi si è trasferitosi a Roma negli anni 90, è giornalista radiofonico dal 1969, anno nel quale inizia una collaborazione che terminerà solo nel 1991con Radio Capodistria. Corrispondente dall’Italia segue i più importanti eventi musicali, e conduce, negli anni, numerose trasmissioni di successo.
Nel 1973 rappresenta Radio Capodistria al Festival Internazionale dei Programmi Radiofonici di Ohrid.
Nella seconda metà degli anni settanta è inoltre tra i “giovani volenterosi” che danno vita a Radio Bruno, l’emittente modenese che ancora oggi è ai massimi d’ascolto in Emilia-Romagna ed alcune altre regioni del centro nord. A Radio Bruno coordina, per una decina di anni, i programmi di informazione. Alla fine degli anni 80 comincia la collaborazione con Radio Rai. È a “Radiodue 3131” di Corrado Guerzoni nella stagione 1987-88 dove cura collegamenti in diretta sulle “realtà di frontiera”. Sua una delle prime inchieste sul grave disagio allo ZEN di Palermo. Sempre per Radio 2 cura, tra l’89 e il ’91 “Via Emilia – Gente, nebbie, musiche e ricordi”; “Piccole voci – Il fascino sottile dell’etere”; “Uno la luna, due il bue” programma sui giochi popolari infantili realizzato con Paolo Iorio.
Dal 1991 è in forza alla redazione del Giornale Radio Rai. Entrato al GR2 di Marco Conti, nel 1995 passa alla fascia notturna del GR1 dove fino al 1999 dà vita, con Paolo Francisci, al contenitore ” La notte dei misteri”.Dal 1999 al 2006 è tra le voci di “ Baobab” uno dei più longevi e fortunati programmi del pomeriggio di Radio 1.
Fino a tutto il 2009 è stato inoltre conduttore delle edizioni del GR1 del primo mattino. È oggi vice capo redattore e conduttore di “ Radio anch’io”.
Gli è stato assegnato, l’ “Amalfi Coast Media Award” 2011, per la radiofonia, il Premio Internazionale dell’Informazione che si svolge sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica,  con il patrocinio della Presidenza del Consiglio.

Conferenza di Morlupo (14/5/2011)

FOTO:

http://convegnostoria.blogspot.com/p/foto-convegno-storia-2011-morlupo.html


VIDEO

Giovanna Canzano intervista Francesco Paolo D’Auria

ARROGANZA USA: USQUE TANDEM…

(La cattura e l’uccisione di Osama Bin Laden)


7 MAGGIO 2011

…“Baciano le reliquie ed alzano lamenti per i loro antichi caduti  versando calde
 lacrime come d’uso nei paesi arabi.
Ecco perché il corpo di Osama è stato fatto sparire. Agli yankee, che non hanno martiri,
non piacciono i popoli che di martiri ne hanno fin troppi, spesso grazie
ai loro crimini e alla loro ingiusta giustizia.
Ma Osama sarà ricordato e venerato, in barba ai delitti ed agli atti di terrorismo
a lui attribuiti e alla sparizione del cadavere trattato come
 immondizia”…. (Francesco Paolo d’Auria)
 
#
CANZANO 1- Cosa pensa di Osama Bin Laden della sua cattura e uccisione da parte dei servizi speciali con la spettacolare incursione in Pakistan?
D’AURIA Ho vissuto sulla mia pelle il dramma italiano della guerriglia partigiana e non sono il più adatto a sostenere le ragioni di chi combatte, anche se costretto, di nascosto e con azioni di terrorismo. Vero è che molte azioni del Risorgimento furono azioni di terrorismo e che storicamente sono state giustificate dall’Amor di Patria e dalla intenzione di liberarla dalla dominazione straniera (caratteristica questa che potrebbe adattarsi anche alla lotta del terrorismo arabo). E’ anche vero che i partigiani italiani, viceversa, svolgevano le loro azioni terroristiche a vantaggio e agli ordini delle potenze occupanti ed erano da queste armati e pagati mensilmente fior di milioni di lire (160 milioni per l’esattezza). In ogni caso,  resto per convinzione personale, totalmente avverso al terrorismo ed ai suoi metodi sanguinari a cominciare dalla bomba di via Rasella nel 1944  ma titengo che non sia accettabile la doppia morale per cui i terroristi che operano a favore degli USA sono buoni, da premiare e lodare mentre nel caso che si oppongano agli USA diventano dei criminali da abbattere senza pietà. E’ noto che Osama Bin Laden ha combattuto per anni contro gli invasori sovietici ed era aiutato e rifornito di armi dagli americani. Quando ha cominciato ad opporsi agli yankee è diventato il demonio in persona.
Passando alla uccisione di Osama, la dinamica è oscura. Ma non vi sono dubbi che il dio della vendetta e dell’occhio per occhio, quel dio che dà gioia solo con l’abbeverarsi del sangue nemico, un dio terribile e cattivo, più volte rinnegato a favore di un Dio buono e compassionevole (il quale però, non si sa perché finisce sempre in cantuccio), ha colpito ancora, secondo il suo costume, con gelida premeditazione, alta tecnologia e selvaggia, animalesca ferocia.
Ancora una volta si soffre per quel senso di impotenza di fronte alla violenza bruta, di impunità garantita per gli assassini che commettono crimini deliberati, consumati con efferatezza e con  diabolica soddisfazione.
Ballate cittadini americani, festeggiate la vostra giornata di gioia,  festeggiate l’ennesima vittoria.. la vostra vittoria di Pirro!
I dettagli ancora non si conoscono e forse non si conosceranno mai. Circolano varie versioni alcune del tutto fantasiose e non si sa bene a cosa credere. Ma un risultato sicuro i colleghi di Al Capone l’hanno ottenuto  già da tempo e lo hanno confermato in questa recente occasione: nessuno, ad eccezione dei tanti bamba americani, crede alle versioni ufficiali. La cosiddetta patria della democrazia, che dovrebbe essere sinonimo anche di trasparenza, verità e giustizia, ha conquistato l’ambito trofeo di essere diventata la Patria della Menzogna. Che brutto esempio di questo “impero del male” imposto a tutti con la violenza, la oppressione e la falsità.
##
CANZANO 2– Ma, veniamo ai fatti. Secondo lei possiamo pensare che la missione americana sia stata eseguita per compiere un atto di giustizia?
 
D’AURIA Qualcuno vorrà farci credere che l’assassinio premeditato sia stato in realtà un atto di giustizia. Ma la giustizia, per intenderci, non può essere sempre quella inflitta a Norimberga, a Dongo, a Tokio e anche a Bagdad e in centomila altri esempi dove la giustizia ha assunto il significato di mera vendetta o, a volte, semplice eliminazione fisica di un avversario scomodo. Altre volte, e quest’ultimo delitto potrebbe essere il giusto esempio, un assassinio premeditato può essere utilizzato per riconquistare popolarità in declino! In ogni caso, se di giustizia si vuol parlare, è ben strano che si possa far giustizia quando accusatore, giudice e boja sono le stesse persone, ed hanno gli stessi mandanti, una unica direttiva ed un unico obiettivo. Davvero vergognosa la riunione dei più importanti esponenti del governo e delle gerarchie militari americane, mostrateci dalla stampa e dalla TV, che osservano con apprensione e partecipazione, in seduta congiunta, le varie fasi dell’assalto proditorio e dell’assassinio. Gli stessi personaggi, per altro, che, in più occasioni, avevano ammesso la inesistenza di prove del coinvolgimento dello “sceicco del terrore” (come Osama fu bollato in previsione della immancabile uccisione), nella esecuzione o nella preparazione dell’attentato dell’11 settembre. Allora? In base a quali accuse è stato condannato un essere umano senza alcun processo? All’assassinio è stata fatta seguire poi la “damnatio memoriae”: il vilipendio del cadavere dell’assassinato e il corpo affondato in mare. I gerarchi del terzo Reich furono bruciati e le loro ceneri disperse affinché le reliquie non diventassero un riferimento, un ricordo, a perché non si possa portare loro riverenza, omaggio, devozione, rispetto.
A Omdurman, presso  Kartoum, dove l’esercito del generale Kitchener fece una carneficina dei dervisci fedeli al Mahdì, esiste un museo che contiene, fra  altri cimeli, anche una lettera del Mahdì al colonnello Gordon. “In nome di Allah il misericordioso le cui benedizioni vanno a Maometto e ai suoi seguaci…”  e poi continua chiedendo a Gordon di tornarsene a casa propria. Leggendo quella lettera e guardando le reliquie raccolte in quella modesta sede, mi chiedevo perché 50.000 dervisci, armati di lance, spade e pochi fucili, si fecero uccidere, contrattaccando coraggiosamente gli invasori, falciati da cannoni campali e navali e dalle nuove mitragliatrici automatiche Maxim. Il califfo Abdullah, successore di Mahdi, al comando dei suoi uomini, morì in battaglia.
Ma ciò che mi colpì di più era il vedere come, da quel lontano 1898,  tutte le sere, sull’imbrunire, pie donne si recano al museo, sfiorano con le mani le vetrine che contengono i cimeli e poi le portano alla bocca per baciarle. Sono donne anziane che hanno ereditato quella devozione dalle loro madri ed ora portano le figlie e le nipoti per tramandare quella forma di rispetto e devozione. Baciano le reliquie ed alzano lamenti per i loro antichi caduti  versando calde lacrime come d’uso nei paesi arabi.
Ecco perché il corpo di Osama è stato fatto sparire. Agli yankee, che non hanno martiri, non piacciono i popoli che di martiri ne hanno fin troppi, spesso grazie ai loro crimini e alla loro ingiusta giustizia.
Ma Osama sarà ricordato e venerato, in barba ai delitti ed agli atti di terrorismo a lui attribuiti e alla sparizione del cadavere trattato come immondizia.
E’ disgustoso come, dopo dieci anni dall’attacco alle torri gemelle, il popolo americano ostenti la sua gioia per questo atto di pura quanto inutile vendetta così come avveniva nel medioevo. Credono forse di aver tagliato la testa al serpente velenoso? Davvero stupido il pensarlo. E’ probabile che Osama bin Laden non fosse più la mente operativa di Al Qaeda. Sarebbe davvero stato uno sprovveduto se non avesse, ormai da tempo, rimodellato la organizzazione in modo che questa non dovesse dipendere dalla sua vita così precaria anche per le note questioni di salute. Il terrorismo non sarà mai debellato finché ci saranno le cause che lo hanno generato e queste cause, o meglio la causa madre di tutte le altre, è la occupazione israeliana di una terra che da 2000 anni non era più l’antico stato di Israele. Il costruire uno stato, per altro su basi arcaiche e confessionali, è stato un grosso errore commesso principalmente dagli americani; errore che tutto il mondo sta pagando, ed a prezzo altissimo, da oltre sessant’anni e  ancora oggi. Assassini, bombe, attentati, insicurezza, guerre, ribellioni, instabilità, paura, morti, vittime innocenti, ritorsioni, vendette, assassini mirati, non punibilità degli assassini di Stato.
Fino a quando?
###
CANZANO 3– Gli USA hanno violato le leggi internazionali, hanno commesso illegalità?
D’AURIA Come è ormai loro abitudine, i padroni del mondo non chiedono il permesso prima di entrare in casa altrui. Anni fa si fecero notare per la loro “correttezza” chiedendo (o forse ordinando?) la partecipazione dei sevizi segreti italiani per sequestrare un disgraziato maomettano a Milano, sospettato di avere a che fare con Al Qaeda. Per farlo parlare, non essendo prevista la tortura in Italia, non ci si perdette d’animo; il disgraziato fu deportato in Egitto dove la polizia, ligia agli ordini statunitensi, sottopose il malcapitato a tortura per farlo confessare. La vittima non confessò e fu rimesso in libertà. Non è dato sapere se qualcuno si sia scusato del lieve contrattempo e dello sgarbo. Precedentemente c’era stato l’episodio di Sigonella dove, con un vero e proprio atto di pirateria, dirottarono un aereo di linea, lo fecero atterrare a Sigonella, base americana in territorio italiano sottoposto a giurisdizione italiana, per arrestare un sospetto terrorista. Anche allora la fecero da padroni senza chiedere permessi a nessuno; l’allora Primo Ministro italiano Craxi si oppose ed io sono convinto che la successiva sua  caduta in disgrazia, tramite azioni giudiziarie, sia una conseguenza diretta di quello “sgarro”! Il metodo è sempre quello spregiudicato e spietato di Cosa Nostra!
Questa volta, per timore che i loro piani trapelassero, hanno mandato gli elicotteri in Pakistan, all’insaputa dei pakistani, hanno ucciso la loro vittima inerme per compiere la loro vendetta, esattamente come i gangsters di Al Capone nella  notte di S. Valentino, e sono poi spariti in volo portandosi via documenti, archivi elettronici e quant’altro. Dopo aver infierito sul cadavere, hanno caricato il corpo dell’assassinato sull’elicottero da dove lo hanno gettato in mare facendolo affondare. Non è stato reso noto se, prima di gettare il corpo in acqua, lo abbiano messo in un sacco di cemento come di solito fanno i loro colleghi delle cosche di New York per affondare i corpi delle loro vittime nel fiume Huston. Se tutto questo non è illegale…..
####
CANZANO 4– In che cosa dunque consistono i crimini commessi dagli agenti segreti e dai “commando” americani e, prima di questi, dal governo e dalle autorità statunitensi?
 
D’AURIA Non v’è dubbio che l’attacco sia stato compiuto dopo una accuratissima preparazione il che implica:
1.    Cospirazione, cioè preparazione di un piano prestabilito per commettere crimini;
2.    Crimini contro la Pace per aver diretto la invasione armata di territorio neutrale (cioè atto di guerra non dichiarata);
3.    Crimini di guerra, per aver compiuto violazioni alle leggi internazionali stabilite nelle convenzioni internazionali dell’Aja.
4.    Crimini contro l’umanità per aver commesso atti di estrema atrocità nei confronti di gruppi etnici;
5.    Assassinio premeditato di persona inerme;
6.    Oltraggio e vilipendio di cadavere;
7.    Occultamento di cadavere.
I primi quattro punti sono i capi d’accusa per cui furono impiccati i gerarchi e i generali nazisti a Norimberga e i capi nipponici a Tokio.
A prima analisi, non sembra che questo assalto in territorio neutrale, specie se considerato come una conseguenza dei precedenti atti di guerra in Afghanistan, in Iraq e in molte altre parti del globo, si discosti molto dalla definizione dei famosi quattro capi di accusa su esposti. In aggiunta, sono da considerare i successivi  punti 5, e 6 che a Norimberga mancavano, perché ci fu una parvenza di giudizio anche se pesantemente viziato, e i cadaveri non furono oltraggiati. Il punto numero 7, occultamento di cadavere, fu un crimine compiuto dagli americani sia a Norimberga che nel caso di Osama.
#####
CANZANO 5– I fatti si sono svolti proprio come ce li raccontano? Come mai Osama si è fatto prendere così facilmente e senza nessuna reazione?
 
D’AURIA Francamente quello che viene raccontato dalla stampa e dalla TV suscita moltissime perplessità e dubbi. Non si capisce come mai Osama fosse così sprovveduto da vivere tranquillamente, in attesa degli elicotteri, in zona abitata e frequentata, dentro una abitazione che era tutt’altro che un fortilizio, con poca scorta e disarmato. Avrei pensato che Osama si fosse adattato a vivere in una ben protetta e ben occultata caverna, dotata di tutti i comforts, attrezzata con sotterranei scavati in profondità ed a prova di bomba da 10 tonnellate (quelle già usate, in passato, proprio per stanare Osama in Afghanistan) e con vie di fuga sotterranee capaci di sortite in varie direzioni (perfino i nostrani delinquenti della ‘ndrangheta sanno attrezzarsi meglio dello “sceicco del terrore”). Avrei anche pensato che Osama avesse non uno ma  cinque o sei possibili rifugi da utilizzare cambiando frequentemente nascondiglio senza preavviso. (Quando Arafat era nel mirino del Mossad riuscì a non farsi fregare cambiando frequentemente sede). Avrei anche pensato che il suo rifugio fosse minato, in modo che, per difesa estrema contro un attacco improvviso, si potesse far saltare tutta la baracca con i “killer” americani dentro. Come hanno potuto le guardie (qualcuna ce ne sarà pur stata) non aver udito il rumore degli elicotteri tanto più che uno di questi si è fracassato a terra? Misteri dell’Oriente! C’è qualcosa che non quadra anche perché, se fosse vero che Osama si trovava in quella casa, che era accessibile a tutti, con un po’ di filo spinato che non avrebbe fermato neppure un ladro di polli, come mai l’ha fatta franca per dieci anni, attraverso guerre ed occupazioni militari, collaborazione pakistana, taglie a gogò, spionaggio satellitare, “droni”, “intelligence” di chi l’intelligenza non la usa affatto e via discorrendo? Ma l’Oriente è davvero misterioso!
Non si può che pensare a un tradimento, a qualcuno che ha voluto intascare la taglia e quindi le versioni ufficiali mentono per proteggere il “traditore” ! Ma anche ammettendo che ci sia potuto essere un ”infame”, resta il fatto che nessun ricercato avrebbe mai potuto dormire tranquillo in quel “fortilizio” mostratoci dalla TV.  Roba da Commissario Montalbano in Sicilia e non da guerre stellari come gli USA praticano da qualche decennio a questa parte. Osama non poteva farsi istruire dai vietnamiti? I Viet scavarono chilometri di gallerie che furono la dannazione dei soldati yankee, la perdita di migliaia di vite loro e la sconfitta del potente zio Sam. Ho Chi Min fu sempre presente e vicino alle linee d’attacco e mai fu bersaglio degli elicotteri USA!
Il dubbio più inspiegabile ce lo forniscono le stesse fonti americane: si dice che, prima della uccisione del terrorista da parte dei terroristi autorizzati, sia stato eseguito l’accertamento della identità di Osama attraverso l’analisi del DNA. Questa è una balla di dimensioni colossali. Se, come è stato detto, l’intera operazione è stata compiuta in pochissimo tempo, come era possibile eseguire il test del DNA prima della uccisione? Il test del DNA si esegue in parecchie ore e con strumenti di laboratorio, non certo compatibili con la rapidità dell’assalto al fortilizio – gallinaro di Osama. Più probabile allora che l’analisi del DNA sia stato eseguito DOPO. Prima si ammazza e poi si vede! Questo perché, giustamente, in caso di errore, ci si possa eventualmente scusare con il cadavere e cercare un altro Bin Laden.
######
CANZANO 6– Con la morte di Osama si può pensare che il problema del terrorismo internazionale di matrice araba diretta principalmente contro Stati Uniti ed Israele abbia subito un colpo decisivo?
 
D’AURIA Il futuro prossimo sarà certamente più tranquillo. Se, come sembra, i sistemi informatici di Osama sono caduti in mani americane, probabilmente la rete organizzativa si dissolverà o sarà annientata. Gli assassini di professione si sguinzaglieranno dappertutto e non vi sarà tregua per i componenti della rete. Ma la azione di terrorismo non finirà. Ci vorranno almeno due anni per ricostituire una nuova rete, forse tre anni. Ma poi si ricomincerà da capo e ci sarà un nuovo Bin Laden a far lieti gli americani che sogneranno la sua cattura con una brillante operazione di assaltatori assassini. Quello che il cittadino americano non si chiede è il costo pauroso di una tale pazzia. Non so se la vita di Obama valesse i miliardi e miliardi di dollari che la preparazione e la messa in atto di un tale attacco è costata negli ultimi dieci anni. Chissà perché, gli americani, così attenti a come vengono spesi i loro soldi, non si chiedono mai se queste spese portino profitto oppure perdite insanabili.
Comunque non si parlerà più a lungo di Osama Bin Laden, forse il prossimo Capo di Al Qaeda farà in modo che il suo nome non sia conosciuto; così facevano i partigiani italiani ed ebbero tante medaglie al valore!
Resta tuttavia senza risposta la domanda iniziale: USQUE TANDEM?
***   ***   ***
Francesco Paolo d’Auria  non è uno scrittore né un giornalista  ma un ingegnere che ha acquisito una non comune conoscenza del mondo viaggiando, per motivi di  lavoro, in ogni angolo del pianeta. Nato nel 1932, figlio di un valoroso ufficiale pilota, pluridecorato e combattente di tre guerre, oltre la “operazione di grande polizia” in Africa Orientale, é stato educato al rigore più assoluto e agli ideali risorgimentali già propugnati dai suoi avi.  Ha seguito gli studi classici e poi conseguito la laurea in Ingegneria  specializzandosi poi in Nord America nel campo delle Telecomunicazioni via Satelliti allora allo stadio sperimentale. Dirigente di grandi aziende di telecomunicazioni, poi  imprenditore, ritrova ora, da pensionato, la sua antica passione per la storia. 

Giovanna Canzano – © – 2011

CONVEGNO DI STORIA

 organizzato da

Giovanna Canzano

Ubaldo Croce

VERSO LA RINASCITA NAZIONALE

E LA RICONQUISTA DELLA SOVRANITA’

Dalla perdita della sovranità nazionale con l’armistizio dell’8 Settembre 1943

e il Diktat di Parigi del 1947 alle nuove prospettive geo-politiche dell’Italia di oggi

MORLUPO (Roma)

 14 Maggio 2011

RELATORI

Giovanni  Bartolone: “Dal referendum istituzionale monarchia repubblica del 2 giugno 1946 al diktat”

Antonio  Caracciolo: “Rappresentanza politica, rappresentanza degli interessi e partecipazionedei cittadini”

Enzo Cipriano: “Revisionismo storico ed editoria”

Francesco Paolo d’Auria: “II Guerra Mondiale: i crimini degli alleati”

Stelvio dal Piaz: “La sconfitta necessaria”

Vincenzo Maria de Luca“Kevina jama una foiba di Dalmazia” (per la prima volta si parla di una foiba in Dalmazia con nomi e cognomi,testimonianze e altro)
Marco dalla Luna

Stefano Fabei: “Estremo tentativo mussoliniano di salvare l’indipendenza nazionale trasmettendo il potere ai socialisti”

Orazio Fergnani“Esiste ancora il demanio stradale?”

Massimo  Filippini“La conseguenza più tragica dell’armistizio”

Luigi Fino“8 settembre 1943: Brindisi, capitale della vergogna”

Nino Galloni“1947 la svolta: politica monetaria-economia pubblica”

Filippo Giannini: “Mussolini il fascismo e gli ebrei”

Guglielmo Maria Lolli Ghetti: “Il ruolo dell’Italia come potenza mediterranea”

Giovanni Luigi Manco: “Imperialismo globale del secondo dopoguerra: strumenti, strategie dell’oppressione e cultura della disperazione

Maria Antonietta Marocchi:  Maggio 1945 – Maggio 2011. Figlia di esuli istriani e parente di un poliziotto fucilato a Fiume, ricorda i fatti accaduti in Istria, Fiume e Dalmazia
Raffaele Panico: “Italia 1936-1941 la proiezione geopolitica del secondo Impero di Roma: una lettura dalle pagine ‘ Il IX Maggio’ giornale del GUF di Napoli”

Filippo Fortunato Pilato:  “Dal disimpegno del Mandato Britannico per la Palestina, la comprensione del processo di giudaizzazione globale, tra gli anni 1945-1948: colonizzazione d’Italia e d’Europa, costituzione delle Nazioni Unite, costituzione  e riconoscimento dello Stato d’Israele, insediamento di elementi giudaico-sionisti nei gangli di potere di tutti i governi occidentali”.

Gian Paolo Pucciarelli: “Operazione Barbarossa, Amir, Petrolio”

Giorgio Prinzi“La tragedia dell’8 Settembre 1943: uno scontro tra opposte visioni geopolitiche”

Fernando  Riccardi“La distruzione di Montecassino, un inutile crimine di guerra” 

Marco Saba: “Signoraggio: la liberazione-occupazione americana”

Augusto Sinagra“La vicenda delle Foibe tra il 1943 e il 1945, e oltre”

Matteo Cornelius Sullivan“Due Stati per difendere una Nazione”

Giorgio  Vitali“CONTINUITA’ GEOPOLITICA MEDITERRANEA NEGLI ULTIMI 200 ANNI. Necessità di adeguare la politica UE al risveglio del nazionalismo islamico”

Paolo  Zanetov: “DALLA FAZIONE ALLA NAZIONE. Come si è arrivati all’Unità d’Italia”

Moderatore

 Guglielmo Quagliarotti – Giovanna Canzano

 

http://convegnostoria.blogspot.com/p/convegno-storia.html

AudioVideoConferenza: http://67.222.26.24/videoconference1/

 

QUANDO  &  DOVE

14 maggio 2011

ore 10.00 – 20.00

 Teatro Comunale Aldo Fabrizi

DIRETTORE ARTISTICO:   ERCOLE AMMIRAGLIA

  via del Mattatoio 58 – Morlupo (Roma)

06.69303742 – 333.4728501

www.teatroaldofabrizi.it

http://www.teatroaldofabrizi.it/Locandine/ConvStori2011.pdf

Per eventuali comunicazioni:

sig. Ubaldo Croce, tel. 339.7444330 – dott.ssa Giovanna Canzano, tel. 338.3275925

ubaldo.croce@tin.it  – giovanna.canzano@yahoo.it

Giovanna Canzano – Ubaldo Croce  ©  2011


copyright © 2011 – all rights reserved. Tutti i diritti sono riservati. Per richiedere la riproduzione del post scrivere all’indirizzo e-mail: convegno.storia@gmail.com

Gentilissimi relatori,

la data per il Convegno di Storia è confermata per il 14 maggio dalle ore 10 alle ore 20,

presso il Teatro Comunale ‘Aldo Fabrizi’

via del Mattatoio 58,

Morlupo (Roma)

www.teatroaldofabrizi.it

Anche questa volta preparerò un cd con le relazioni e le fotocopie con il riassunto della relazione e una scheda di ogni relatore, invito i relatori  ad inviarmi il materiale in tempo.

Inoltre nel Teatro Aldo Fabrizio possiamo anche proiettare i video e le foto e fare una diretta via internet collegandoci al sito:
AudioVideoConferenza: http://67.222.26.24/videoconference1/.

Altri aggiornamenti sul blog:
http://convegnostoria.blogspot.com/p/convegno-storia.html

cordiali saluti, Giovanna
338.3275925

Gentilissimi relatori,

qui di seguito alcune sintesi dell’intervento di Morlupo. 
Invito a chi non l’ha ancora inviata a farlo al più presto così potrò inserirla sul blog, cordiali saluti, Giovanna


RELAZIONI Convegno Storia 2011 – Morlupo

 Matteo Cornelius Sullivan
Due Stati per salvare una Nazione

Nella sua relazione “Due Stati per salvare una Nazione” riflette sull’utilità e sugli effetti della creazione della Repubblica Sociale Italiana dopo l’8 settembre 1943.



Nino Galloni
1947 – Anno di svolta


– La scissione del PSI
– La riduzione di sovranità nazionale
– I compromessi di De Gasperi
–  Le pressioni americane e l’uscita dei social comunisti dall’area di governo
–  L’allontanamento dei cattolici dalle leve del potere bancario e monetario
–  L’Italia tra mercato e Stato, tra libera iniziativa ed esigenze programmatiche
All’indomani della seconda guerra mondiale, il Paese trova una situazione di ritardo nella ricostruzione dopo le devastazioni del conflitto, tra cui risalta sopra tutte quella riguardante l’attività produttiva. Essa risulta deficitaria in ogni comparto, comprese l’agricoltura e l’alimentazione. Non deve stupire, quindi, se la produzione diviene un valore in sé: in tempi di abbondanza si dà meno importanza al prodotto!!
E’ impressionante constatare che la produzione nel 1947 risulta di gran lunga inferiore a quella del 1938 (ciò conferma il ritardo nella ricostruzione); le quantità esportate nel 1947 sono un terzo di quanto accadeva per l’anno precedente l’entrata in guerra dell’Italia; le importazioni sono più alte proprio con l’eccezione di quelle strumentali alla produzione.
Ma, paradossalmente, la circostanza del ritardo produttivo e imprenditivo del 1947 consente di raggiungere una spiegazione circa il successo nella cruciale e spietata manovra anti-inflattiva – iniziata da Campilli nella primavera e conclusa da Einaudi nell’autunno – basata su un aumento senza precedenti del tasso di interesse (sconto).
In un sistema produttivo ed imprenditivo ben strutturato, infatti, livelli del tasso di interesse dieci o venti volte superiori a quelli medi (storici), avrebbe finito per stimolare l’inflazione attraverso la traslazione dei maggiori costi sui prezzi; ma laddove esisteva ben poco in termini di offerta, l’effetto di quella manovra fu paralizzante (e basta) nel breve periodo ed ebbe, quindi, ragione sull’impennata inflattiva.
Se l’economia fosse stata sviluppata, infatti, la domanda di moneta per investimenti (almeno la parte più rigida di essa) avrebbe spinto verso l’alto la struttura dei costi; invece, con un’economia arretrata, tradizionale e agricola la domanda di moneta per investimenti (ma anche per il finanziamento dell’esercizio) si ferma e l’effetto deflattivo compensa (controbilancia) quello inflattivo.
Ciò accresce enormemente la stima e l’alone di mistero nei confronti degli economisti liberali, proprio mentre questi ultimi ed i loro “cugini” socialdemocratici (dopo la scissione di gennaio dal PSI) prendono il posto – nella maggioranza – dei socialcomunisti che escono (definitivamente) dal governo. Ma l’aspetto più importante di tale circostanza non è l’uscita dei comunisti e dei socialisti dalla compagine governativa che, fino a quel momento aveva semplicemente ricalcato lo schema di alleanze della Resistenza, sibbene la sostanziale espunzione dei cattolici dalle leve del potere finanziario e monetario.
Nel 1947 Togliatti aveva valutato come male minore l’uscita dal governo nazionale, considerato che gli aiuti americani apparivano inevitabili ed un’eventuale alternativa insurrezionale fortemente osteggiata dall’Unione Sovietica.
Certo, la sostanziale imposizione americana di un allontanamento dei socialcomunisti dal governo, in cambio degli aiuti – anche alimentari – andava ad aggravare la posizione e l’immagine di De Gasperi e della stessa Democrazia Cristiana che usciva dalla Conferenza di Parigi (Trattato di Pace) con un forte ridimensionamento della sovranità nazionale.
In sintesi, la Democrazia Cristiana si rafforza come consensi che comprendono anche gli ambienti qualunquistici, la destra vaticana (più cattolica che cristiana), la componente elettorale che considera prioritario sostenere l’alternativa concreta al PCI: così, proprio a partire dal 1947 e dagli esordi della cosiddetta guerra fredda, la DC si scopre anticomunista non per vocazione, ma per necessità.
E siccome non avviene un vero e proprio passaggio di consegne ad un nuovo vertice visceralmente anticomunista, ma permane il disegno originario della DC (sebbene non possa non segnalarsi un significativo e non definitivo ridimensionamento del ruolo di Vanoni e di altri rappresentanti del mondo cattolico come Dossetti e gli animatori della Rivista Cronache Sociali), accade che cresca la distanza tra la base popolare e la classe dirigente che cerca una sorta di “terza via” (capitalismo misto a socialismo) tra mercato selvaggio e pianificazione di Stato.
Questa distanza tra elettorato e leadership viene colmata, paradossalmente, dalla convergenza con le opposizioni di sinistra sulle grandi problematiche delle istituzioni democratiche (quelle fondate sull’accordo legislativo nella comunione governativa uscita dalla Resistenza); e, quindi, proprio quel PCI che spinge l’elettorato di destra verso la DC, finisce per legittimare il vertice del partito cattolico (o,almeno, la parte più attiva e propositiva di esso) giustificando la distanza con il coacervo anticomunista del suo elettorato.
 Se ciò è esatto, la distanza tra De Gasperi ed altri democristiani del suo gabinetto e dintorni si    rivela inferiore a quella che trapela dagli atti ufficiali.
La ricerca specifica, quindi, potrà gettare nuova luce sul De Gasperi che – pur consapevole della degradazione del Paese avvenuta col Trattato di Parigi, delle conseguenze dell’abbandono ai liberali delle leve del potere bancario e monetario, dell’esigenza di introdurre maggior dirigismo pubblico nell’economia  – opta per compromessi che salvaguardino almeno una parte significativa della libertà (o autonomia) nazionale, di quella delle imprese, di quella dei singoli.
Non muore con i regressi del 1947, allora, l’idea che sia possibile un modello che, pur basandosi sulla libertà d’impresa, tuttavia promuova una presenza pubblica nell’economia capace di regolare la qualità delle esportazioni e di ammortizzare le quantità di importazioni.
Negli anni successivi al 1947, infatti, che segnano l’inizi di una ripresa che porterà in circa un quindicennio a risultati eccellenti, si cominciano a delineare strategie geopolitiche che consentiranno all’Italia di conseguire un maggiore equilibrio, sui mercati internazionali, tra risorse che devono, comunque, continuare ad essere importate e beni destinati alla penetrazione in aree definite proprio dal posizionamento del Paese: snodo tra Est e Ovest, europeo, filoamericano, ma anche filoarabo e in una relazione molto speciale con l’area comunista e la stessa Unione Sovietica.


Giovanni Bartolone

 Dal referendum istituzionale monarchia repubblica del 2 giugno 1946 al diktat


 La vittoria della repubblica al referendum istituzionale del 1946 è stata sempre contestata. Per molti la repubblica è nata nel sangue e nella truffa elettorale. Altri aggiungono grazie ad un colpo di Stato commesso dal governo, che proclamò la repubblica, a risultati provvisori e ancora sub judice.  Re Umberto II partì per evitare una nuova guerra civile e la frantumazione dell’Italia. Il ritorno della democrazia non significò il suffragio universale. Quasi il 10% degli italiani fu privato del diritto di voto. Si votò in un’Italia semidistrutta e ancora occupata militarmente, che avrebbe firmato qualche mese dopo il trattato di pace, le cui pesanti condizioni erano sconosciute ai cittadini. In caso di permanenza della Monarchia le condizioni di pace sarebbero state molto probabilmente più favorevoli all’Italia.


Stefano Fabei

Estremo tentativo mussoliniano di salvare l’indipendenza nazionale trasmettendo il potere ai socialisti

Tra il 1944 e il 1945 Mussolini e alcuni uomini della Repubblica Sociale Italiana tentano di raggiungere un accordo con le forze della Resistenza ritenute ideologicamente e politicamente meno lontane dal fascismo delle origini cui vorrebbero trasmettere il potere in modo indolore, evitando la guerra civile e preservando l’unità e l’indipendenza della Nazione dai blocchi che stanno emergendo quali vincitori della Seconda guerra mondiale. 
Il 22 aprile 1945 il Duce, con un’ultima manovra politica, consegna al giornalista antifascista Carlo Silvestri, convocato in prefettura a Milano, perché la recapiti all’esecutivo del PSIUP, una proposta in cui afferma testualmente: «Poiché la successione è aperta in conseguenza dell’invasione angloamericana Mussolini desidera consegnare la Repubblica sociale ai repubblicani e non ai monarchici; la socializzazione e tutto il resto ai socialisti e non ai borghesi.» È l’invito del dittatore al Partito socialista, con l’accordo del Partito d’azione e il tacito consenso del PCI, a prendere in consegna la città di Milano e a mantenere l’ordine pubblico, per cui mette addirittura a disposizione reparti della RSI. Deve essere questo lo sbocco dell’operazione «ponte» che il dittatore ha messo in atto da alcuni mesi con la collaborazione di Silvestri, di Edmondo Cione e in cui coinvolge il comandante delle formazioni partigiane socialiste «Matteotti» Corrado Bonfantini e altri personaggi della Resistenza. Ma l’intransigenza di Lelio Basso e, soprattutto, di Sandro Pertini fanno fallire questo progetto cui molti, da entrambe le parti, guardano con opportunismo o con buona fede.
All’operazione fin dall’inizio si oppongono, per ragioni opposte, i tedeschi e gli intransigenti di Salò, Farinacci, Mezzasoma e Pavolini, e il Partito Comunista italiano, che finirà così per fare il gioco del blocco occidentale, contribuendo a consegnare l’Italia nelle mani degli americani. Tuttavia, in uno scenario che vede il fascismo vinto sul piano politico e militare, diversi mesi durano i contatti che si sviluppano tra ambiguità e mezze promesse, tranelli e doppi giochi: una conferma per certi aspetti di quella tendenza italiana a tenere i piedi su due staffe, in attesa del corso degli eventi, e di un trasformismo tipico del Bel Paese.



Gian Paolo Pucciarelli

Operazione Barbarossa, ARMIR, Petrolio

L’armistizio di Cassibile è la conclusione obbligatoria della prima fase del piano economico/finanziario, sottoscritto dal Savoia col Patto di Londra del 1915, mirante all’acquisizione da parte del Gotha finanziario Angloamericano del controllo assoluto (o quasi) di:
a) economia mondiale
b) risorse energetiche del Pianeta
Il piano è ideato e strutturato dalla Rothschild House di Londra che cooredina il binomio finanzamondiale/petrolio attraverso i gruppi bancari e finanziari Morgan, Rockefeller,Kuhn Loeb Co, J. Henry Schroder Co. oltre a 17 “Accepting Houses della City londinese (International Banking)
Il piano si realizza con l’applicazione del sistema Federal Reserve ( Quale? vedere art. su sito FINCRSI) Legge del 1913. Il Capitalismo Finanziario opera attraverso i mercati (Wall Street principalmente) e, distinguendosi dal Capitalismo produttivo, agisce nel modo seguente:
a) tende a creare un debito pubblico permanente, imponendo aagli Stati di sottoscrivere prestiti/finanziamenti (per mezzo di proprie holding multinazionali), al fine di poterne orientare le decisioni politiche
b)fomenta e finanzia rivoluzioni, partiti e movimenti politici (Liberali, conservatori, progressisti dittatoriali) al fine di indurre gli Stati a ricorrere al credito che il suo potente nucleo di banchieri può fornire. Lo scopo è quello di aumentare le spese pubbliche anche con l’acquisto e lo sviluppo di armamenti.
c) garantisce apparentemente (attraverso il miraggio di pace e  benessere sociale e materiale), la salvaguardia dei diritti delle masse, per assumerne il controllo attraverso la costruzione del consenso e la formazione della pubblica opinione. Le stesse masse (quelle che poi pagano il debito dello Stato con le tasse e l’inflazione e sui campi di battaglia), sono quelle che possono assumere , con varie manovre e precostruiti eventi, i ruoli di sostenitrici del leader di turno, ma anche quello di carnefice o martire.
Vittorio Emanuele III obbedisce alle direttive del RIIA (Royale Institute of International Affairs) di Londra quando offre a Mussolini l’incarico di formare il governo nel 1922, così come nel periodo che precede il 25/7/43, perché la Hambros Bank di Londra , affiliata Rothschild, detiene in garanzia il tesoro dei Savoia. Lo stesso modo di agire da parte del Re si riscontra, allorché incarica un Generale in vesti borghesi di firmare l’armistizio nel paese siciliano. I suoi soldi conservati nei forzieri inglesi costano la sovranità del popolo italiano e il definitivo addio di un’Italiana Potenza nel Mediterraneo. Ipotesi non certo remota: visto che il petrolio del Caucaso sembrava facile da raggiungere. In questa prospettiva si era costituita l’ARMIR (Armata Italiana In Russia). Ma la tragedia di Russia è stata ben preconfezionata. Ci hanno pensato gli Americani con la Legge “Affitti e Prestiti” a scongiurare il serio rischio che due pericolosi concorrenti potessero compromettere l’esclusivo e quasi assoluto monopolio angloamericano sul petrolio del Caucaso, del Golfo Persico, e del Medio Oriente.

Carlo Gambescia

CARLO GAMBESCIA  intervistato  da  Giovanna Canzano

11 aprile 2011

…“Prima dovremmo spiegare a Berlusconi che  cosa  sono  i poteri fondamentali, non delegabili da parte dello Stato: quelli  del  battere moneta e dell’uso monopolistico della forza armata.
Max Weber parlava di monopolio legittimo della violenza.  Ovviamente,  a nostro rischio e pericolo, perché il Cavaliere, nel suo piccolo,ha una concezione del mondo  più vicina a quella di Luigi XIV che di Napoleone.
E se riuscisse ad afferrare il bandolo della matassa,   non mollerebbe più il potere.Ed è  ciò che temono i suoi avversari. I quali però, a loro volta, non fanno nulla  per recuperare, i poteri fondamentali” (Carlo Gambescia).

Canzano 1- ‘Luogo comune’ – ‘politicamente corretto’ – ‘superamento destra e sinistra’. Le chiedo una piccola analisi.
GAMBESCIA – Il luogo comune è la routine. È la piacevole sensazione della certezza che domani faremo quel che facciamo oggi.  Ecco, allora,  che in questa società dove nulla è stabile,  il luogo comune non andrebbe combattuto  ma  rivalutato…  Ad  esempio, e non sto scherzando, la Costituzione Italiana, soprattutto nella Parte prima,  è una bellissima raccolta di luoghi comuni da difendere…
Quanto al “politicamente corretto”,  a quale si riferisce?  Quello capitalista, liberista, fascista, comunista, decrescista, e cosi via?  Insomma, desidero qui esplicitare , che  ogni “tribù umana”, anche la più  piccola,  ha il suoi idoli. Purtroppo,  non c’è nulla da fare.   Mi chiede anche dei  concetti di destra e sinistra… Bene, esiste  il “politicamente corretto” anche  tra quelli che vogliono andare oltre la destra e la sinistra… Provi a discutere con un fasciocomunista – a me è capitato –  magari avanzando timide opinioni liberali… vedrà quel che succede.
Nella natura sociale delle cose umane, se mi passa l’espressione, c’è sempre la fregatura.  Esiste una forza inerziale di tipo sociale  che si traduce non solo  in una resistenza al cambiamento, quanto nel ritorno, anche dopo il cambiamento, allo stato di quiete primitivo. Ai vecchi idoli, trascinati via da una qualche forza sociale applicata, ogni volta,  se ne sostituiscono  di nuovi, e così via.
Di fatto, credo che sociologicamente l’uomo viva di routine: di idoli “routinizzati” attraverso i comportamenti sociali. La rivoluzione, che pure si verifica,  è  la classica eccezione che conferma la regola. Come diceva il buon Totò, grande filosofo sociale poco ascoltato, dopo la guerra viene sempre il dopoguerra…


Canzano 2- Cosa ci aspettiamo a breve, per poter ‘digerire’ una politica senza identità e poteri?
GAMBESCIA – Tanta tv-spazzatura su pettegolezzi, consumi, fitness e vacanze… Anche se ora si consuma di meno, ci si balocca volentieri a ogni livello sociale, su quello che consumeremo, appena l’economia  sarà tornata a girare.  Il termine “digerire” mi piace. L’Occidente è un tubo digerente con  un’antenna televisiva attaccata


Canzano 3- Il politologo Alberto Mariantoni (http://www.youtube.com/watch?v=UYpK2wFi5Po&feature=related) citando  ‘Il Principe’ di Niccolò Macchiavelli, afferma che oggi l’Italia non batte moneta perché questa ‘funzione’ è stata delegata a banche private (signoraggio) e, non dispone dell’utilizzo delle forze armate perché delegate alla Nato, che a sua volta l’ha delegato agli USA che a loro volta l’hanno delegato alla finanza internazionale… (non è uno scioglilingua!)
GAMBESCIA – Sottoscrivo. anche perché adoro Machiavelli.


Canzano 4- Il nostro Presidente Berlusconi, viene continuamente ‘attaccato’ in modo violento dagli avversari politici. Perché se, egli non può disporre dei poteri fondamentali citati da Mariantoni? o, temono che con Berlusconi l’Italia potrebbe entrarne ‘in possesso’? e se per caso Berlusconi lavori in tal senso, la politica dei suoi avversari ‘nuocerebbe gravemente’ alla identità e indipendenza dell’Italia?
GAMBESCIA – Alt! Prima dovremmo spiegare a Berlusconi che  cosa  sono  i poteri fondamentali, non delegabili da parte dello Stato: quelli  del  battere moneta e dell’uso monopolistico della forza armata.  Max Weber parlava di monopolio legittimo della violenza.  Ovviamente,  a nostro rischio e pericolo, perché il Cavaliere, nel suo piccolo, ha una concezione del mondo  più vicina a quella di Luigi XIV che di Napoleone. E se riuscisse ad afferrare il bandolo della matassa,   non mollerebbe più il potere.  Ed è  ciò che temono i suoi avversari. I quali però, a loro volta, non fanno nulla  per recuperare, i poteri fondamentali.


Canzano 5- Si parlerà della Sovranità dell’Italia il 14 maggio a Morlupo (http://convegnostoria.blogspot.com/p/convegno-storia.html), ha senso organizzare discussioni con storici su questo argomento dopo il trattato di Lisbona?
GAMBESCIA – Il rapporto tra le idee e la politica esige tempi lunghi.  L’uomo – e a maggior ragione il politico medio di oggi   –  è un  routinier come ho già detto… Inoltre l’Italia, almeno a far tempo dal 1945,  non solo è di fatto,  ma si considera nel suo profondo, quasi a ogni livello sociale,  una nazione  a sovranità limitata.  Sarà perciò duro – alcuni ritengono persino impossibile –  cambiare le cose.  Perché la mancanza di sovranità  è dentro di noi. È routine,  per l’ appunto.
Comunque sia,  la buona volontà, come quella di organizzare un convegno di storia su un tema fondamentale, va sempre premiata. Tra l’altro ho scoperto che tra i relatori c’è  anche l’amico Enzo Cipriano. Gli porga i miei saluti.


Carlo Gambescia è nato e risiede a Roma. Sociologo. Ha all’attivo fra  testi scritti, curati e tradotti, alcune decine di volumi. Collabora con  pubblicazioni scientifiche italiane e straniere. Scrive su quotidiani e riviste. Svolge consulenze  editoriali.
Nel tempo libero che gli resta, poco per la verità, scrive sul suo blog: carlogambesciametapolitics.blogspot.com.
Inoltre, per pura incoscienza (come tanti), ha scelto di far parte del variegato mondo di Facebook.